martedì 3 aprile 2018

NICOLA VACCA scrive a EMIL CIORAN



Di Lettere a Cioran di Nicola Vacca, Galaad Edizioni, 2017, ho già scritto tempo fa sui miei blog, ma il contenuto di questo libro è talmente succoso e costantemente cangiante da meritare un ulteriore passaggio, cosa che succede raramente nelle dinamiche delle mie letture. Sarà l’argomento trattato, sarà la potenza degli squartamenti cui Cioran ci ha abituati, ma il percorso di Vacca rappresenta una ventata d’aria fresca – da respirare a pieni polmoni – nell’universo della critica cioraniana. Nelle pagine del poeta gioiese nulla è lasciato al caso, ogni pertugio filosofico e letterario dello scrittore rumeno viene messo a nudo e, fatto fondamentale, per quanto possibile chiarificato, senza mai renderlo banale. Lo stare al mondo come carne e sangue, il non accontentarsi mai delle risposte (e, per certi versi, neanche delle domande), il martellare l’uomo con ironia e mastodontica leggerezza proprie della cruda dolcezza di Cioran: tutto questo traspare dalle pagine che Vacca ha dedicato al grande squartatore. Cos’è questa brevissima nota che malgrado Cioran e Vacca ho scritto? Cosa mi propongo e cosa propongo ai lettori se non un approccio diretto, immediato a questo pregevolissimo saggio che apre le porte del pensiero cioraniano come pochi altri? Per gli amanti di Cioran e per chi volesse avvicinarsi al suo devastante pensiero per la prima volta Lettere a Cioran è un passo irrinunciabile.